Caccio animali estinti per essere sicuro di non prenderli
Discutendo ad un tè, con la mia amica gravità, siamo arrivati a concludere che lo spazio e il tempo hanno una storia. Non sappiamo dove o quando si vedano ma siamo sicuri che tra loro c'è del tenero. Il tè nero si è sentito chiamato in causa e ha chiamato un avvocato per difenderlo, questi, cercando di conquistare la corte si è vestito da nano.
L'accusa si basa sul fatto che lo spazio tazzina e il tempo 17 si incontrano da anni con l'aiuto del tè. I biscotti hanno troppo le mani in pasta e quindi non sono considerati testimoni attendibili. Il latte, alla prima domanda, è scoppiato in lacrime senza un comprensibile motivo. Il limone ha dato risposte aspre a tutte le domande.
Il dibattimento si è protratto fino alle 17, quando, le prove sono scomparse.
Il mio lavoro consiste nell'infilare la testa nelle fauci di una pianta carnivora e tenerla lì, ad un passo dalla decapitazione, col pubblico che rumoreggia e freme.
Toglierla, toglierla al punto giusto, magari proprio prima che serri, un attimo prima della morte; sentire che lei serra, quello “sciak” secco e poi solo un lungo applauso liberatorio.
Ci sono dei trucchi, ma non c’è mai certezza; una carnivora puoi stancarla prima dello spettacolo con qualche moscerino, ma quando ti metti in una ghigliottina non sai mai se ne uscirai.
Io quando infilo la testa mentalizzo, in quel momento mi convinco di essere un pezzo di legno e cerco di convincere anche lei: non sono appetibile, non sono una mosca, sono un insipido pezzo di legno, e continuo così a ripetermi queste cose col pubblico che rumoreggia sempre più forte, con le madri che coprono gli occhi ai bambini; ad un certo punto il mormorio diventa quasi un grido disperato, tutti vogliono che io ne esca e io li accontento, esco, salto fuori di scatto, a volte subito prima di uno “sciak”.